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| Dante Alighieri, Divina Commedia, Canto V°
del Purgatorio |
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Nella
campagna di Gavorrano c’è il castello di Pietra,
cuore di una delle leggende più care alla poesia dell’occidente,
sia altissima che popolare. Da quando Dante fece dire a Pia de’
Tolomei quel “Disfecemi Maremma” non c’è
stato cantastorie che non l’abbia ricordata e la ricordano
Pound ed Eliot, Marguerite Yourcenar le dedica un testo drammatico.
Perchè?
La desolazione, l’abbandono, un nero castello allora circondato
dalle paludi può far nascere e nutrire una leggenda, sempre
sospesa sul vuoto. Oggi un interessante recupero archeologico lo
restituisce alla visita e alla conoscenza.
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I conti Pannocchieschi, signori di queste montagne dal secolo XII,
venivano come una spezia o una leggenda, dall’oriente bizantino.
Non avevano il sangue antico degli Aldobrandeschi, non controllavano
un rosario di castelli come gli Alberti, comunque nel Duecento erano
diventati una delle prime schiatte aristocratiche della Toscana
e tenevano Gavorrano, Giuncarico, Pietra e via su fino a Volterra
dove tre di loro furono vescovi e signori.
Al castello di Pietra e a un Pannocchieschi la leggenda ha sempre
legato la Pia di Dante: Nello sarebbe stato il suo sposo e il suo
carnefice.
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